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sito di Mario Palmieri :-)

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La Rassegna d'Arte Contemporanea Stelle Cadenti quest'anno si è data un nome D.I.C.O ARTE.
D.I.C.O, non DICO, e perché mai D.I.C.O. in una rassegna d'arte? Che c'entra l'arte poi?
Che cosa c'entra l'arte con l'amore, con i diritti civili, con l'espressione della propria identità che è unica, differente, simile, specifica, speciale, personale, omosessuale, eterosessuale, transessuale, femminile, maschile, chissà come ?

Non si dirà mai abbastanza: l'Artista, che con l'arte si esprime e comunica, è testimone sensibile e persino profeta del suo tempo, ciò che prima era nascosto viene svelato, e spesso l'anticipazione implica provocazione, e chi si attarda a rincorrere profezie ormai superate rischia di non comprendere il messaggio che arriva, sconcertante, sconvolgente, disperante a volte, perché ci segnala i rischi per noi e per la specie umana tutta. Ancora ci agitiamo ad inneggiare alla tecnologia, ad esaltarne i fasti ed i vantaggi, che già gli artisti si cimentano con la conservazione, il recupero, la trash-art che richiama all'uso ed abuso delle risorse, allo spreco, alla distruzione che l'usa e getta comporta, ed indica la via del recupero, del riciclaggio, della conservazione, voltando di segno le tecnologie che ancora servono, ma devono divenire strumento e non fine per non divorarci insieme al pianeta. E mentre si esalta la famiglia normale, naturale, si chiudono le porte a tutte le forme di relazione che non rientrino nel codice per bene della famiglia consolidata, da quando naturale? e perché, per chi? Ma gli artisti con la loro sensibilità, il loro essere spesso esibito a richiamo del diritto alle differenze, richiamano ad una differente naturalità, alla naturalità del sentire, dell'amore, della relazione che costruisce un incontro, un focolare, una famiglia comunque la si voglia chiamare. E l'arte esprime l'urgenza dei diritti e delle libertà civili, l'urgenza di far tacere le costrizioni che obbligano dentro percorsi precostituiti, in istituzioni che pur dicendosi fatte per le persone ne negano la realtà per piegarla verso un dover essere imposto.

Difficile vivere in coppia o da soli, difficile organizzarsi in questa società fatta di orari, di doveri, di regole che tolgono il fiato, il tempo, spengono l'amore dentro il dover essere, e i figli hanno spazi sempre più definiti, più angusti, affidati alla in-coscienza individuale di chi li procrea, od alla famiglia ipernormale di chi eventualmente li adotta, e deve avere una storia consolidata, un matrimonio durevole, un reddito più che sicuro, per reggere tutte le necessità di un bimbo che ha bisogno d'amore, di attenzione, di accompagnamento nella sua crescita, ma che ci sembra garantito soltanto da fatti concreti. Intanto chi apertamente si chiama fuori, si dichiara diverso, subisce l'ostracismo ed il dileggio dei normali per legge, quelli che si sentono dentro le regole, a posto, che hanno coerenza e decoro, e se mai coprono i vizi segreti con pubbliche virtù, soltanto di rado svelate da banali incidenti, una fotografia inopportuna, un pettegolezzo sussurrato, o l'irruzione di polizia nel momento sbagliato... E ancora più subdola la costrizione dello sguardo normale, che ti inchioda alla diversità, e non vede, non vuol vedere l'arcobaleno di differenze che popola la vita delle nostre città e dei paesi. La violenza della normalità che può giustificare tutto, la violenza agita sul diverso, la caccia all'omosessuale, la violenza del branco su una ragazzina definita una sciocchina, un po' leggera, che ha provocato (ancora!), e magari ci stava, la violenza del marito sulla moglie un po' fuori dalle regole. Perché ogni differenza, ogni devianza può essere ridotta al silenzio con brutalità, dai tutori dell'ordine, dal vigilante, dal gruppo, o dal marito, dal padre, o se è un gruppo, da un esercito, da bombe ed embargo, dalla violenza del potere che ignora le persone, le vite, gli incontri e gli scontri, le distanze e le vicinanze, le differenze...
E allora D.I.C.O., lo Dico con l'arte, la parola, la testimonianza, il gioco, la vita, che le differenze esistono, hanno casa, e voce, espressione ed ascolto.

mariopalmieri@mariopalmieri.org




Mario e il suo drago


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